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La mia Porchetta al forno

Ho sempre amato la favola de I tre Porcellini ma, oggi, mi sento molto Lupo Cattivo

Dissertazione sulla Porchetta in un tour tra Toscana e Lazio, fino ad arrivare a “La mia Porchetta al forno“, nella cucina di Monicucci.

Durante le gite in campagna domenicali della mia gioventù Toscana (peregrinazioni abituali tra i verdi pratoni dell’Olmo, Monte Morello, Bivigliano, Vallombrosa e Montesenario con il suo Sacro Eremo), era abitudine fermarsi a prendere qualche etto di porchetta per farcire golosi ed inesauribili panini da gustare stesi sul prato.

C’erano alcune botteghe di paese, piccole e pressochè sconosciute ai più, che facevano una porchetta buonissima.

Ed io ho sempre pensato che la porchetta, la vera porchetta, fosse proprio quella…con quell’intenso profumo e sapore di finocchietto, lo stesso che caratterizza molti salumi della mia Toscana.

Poi è iniziata la seconda fase della mia vita, l’età adulta in terra Laziale. Qui ho incontrato una nuova realtà (in tutti i sensi) e le scampagnate domenicali con babbo, mamma e sorella al seguito si sono evolute in giri in moto con la mia metà, su e giù per i Castelli Romani (colline dolci e ricche di tradizioni, folklore e realtà gastronomiche inimitabili).

In questo territorio ho conosciuto una Porchetta unica e buonissima nella sua semplicità, meno ricca di aromi ma incredibilmente saporita e gustosa…Ariccia è il regno della porchetta Laziale ed un panino seduti sul muretto lungo la Via dei Laghi, con vista Lago di Castel Gandolfo, non ha prezzo.

Ancora oggi non saprei scegliere la mia preferita tra le due…la Porchetta è una carne magica in ogni caso, perché la magia non è solo nel taglio e nella qualità della carne impiegata ma anche nel suo condimento.

La Porchetta di Ariccia prevede un condimento a base di aglio e rosmarino freschi, sale e pepe nero, semplicissima.

La Porchetta Toscana introduce il finocchio (a volte finocchietto selvatico, altre finocchio in semi), spesso il fegato del maiale, certe altre anche l’alloro.

Ho provato a ricreare nella mia cucina la magia di tanti ricordi passati e presenti, pensando ad un piatto facilmente riproponibile nella cucina di casa ed adattabile alle nostre esigenze domestiche.

Non lasciatevi spaventare, la ricetta è molto semplice, stavolta non rapida come quelle che trovate sul Blog ma…il segreto di questo piatto è proprio il tempo di riposo (quello che consente alla carne di “assorbire” i profumi e gli aromi del suo condimento a base di spezie ed odori) e quello di cottura (che garantisce carni umide e succulente, per quanto ben cotte, ed una “crosta” croccante e saporitissima).

Ovviamente potete “saltare” l’intera fase della preparazione della carne, chiedendo direttamente al vostro macellaio di fiducia di farlo per voi.

Io l’ho preparata personalmente, scegliendo i miei aromi e spezie, creando un mix a metà tra la mia Toscanità e la mia parte Laziale, ormai molto presente…

Inutile dire che il modo più classico ed indiscutibile per consumare questa delizia è, leggermente tiepida, tagliata a fette sottili, all’interno di un panino fresco e croccante (la Rosetta Romana è quello più adatto), inserendo anche, tra le magre fette di carne, qualche pezzetto di cotenna dorata e croccantissima…

E se non dovete mettervi alla guida, accompagnate questo panino con qualche bicchiere di frizzante “Romanella” rossa, leggermente amabile, che vi stenderà dopo il secondo bicchiere lasciandovi in un “limbo” di benessere inimmaginabile (e con questo non voglio certo indurvi all’alcoolismo…).

Non c’è altro da dire…

Il colore di questa ricetta è: Rosa

Monicucci

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